|
Tra le imprese campane è assai diffuso il timore che la prossima introduzione della disciplina di Basilea 2 possa in qualche modo penalizzarle nell'accesso al credito. E' quanto emerge dall'indagine realizzata da Eurispes Campania per conto di Gafi Sud, che ha coinvolto un campione di 253 aziende rappresentativo dell'intero comparto produttivo. La preoccupazione principale è legata alla difficoltà di ottenere il denaro agli stessi costi di oggi (82 per cento).
Il 79 per cento teme, inoltre, che l’introduzione del sistema di valutazione possa in qualche misura offrire un'immagine non effettiva della realtà aziendale.
Sono pochissime le aziende campane che non hanno mai sentito parlare di Basilea 2. Ed assai diffuso è il timore che l'introduzione del sistema di valutazione possa in qualche modo penalizzarle nell'accesso al credito.
E' quanto emerge dall'indagine realizzata da Eurispes Campania per conto di Gafi Sud, che ha coinvolto un campione di 253 aziende rappresentative dell'intero comparto produttivo regionale. In particolare i risultati dell'inchiesta - presentati ieri dal neo vicepresidente di Gafi, Riccardo Van Den Hende, dal direttore Michele Izzo, dal presidente di Eurispes Campania, Giuseppe Staro e dalla professoressa Rosanna Verde, docente alla Facoltà di Economia della Sun, che ha diretto la ricerca - testimoniano chiaramente che la principale preccupazione è legata alla difficoltà di ottenere il denaro agli stessi costi di attuali (82 per cento). Il 79 per cento delle Pmi intervistate teme, inoltre, che l’introduzione del sistema di valutazione possa in qualche misura contribuire ad offrire una rappresentazione non fedele della reatà aziendale. Tuttavia traspare anche una certa consapevolezza che il processo di valutazione alla lunga possa rivelarsi utile per l’impresa (81 per cento), fornendo degli strumenti adeguati per individuare le leve sulle quali agire per riequilibrare l’assetto finanziario aziendale.
Per meglio prepararsi all’introduzione delle disposizioni di Basilea 2 le imprese ritengono prioritario consolidare l’azienda dal punto di vista finanziario, convertendo parte del debito a breve termine in debito a medio lungo termine (56 per cento) o aumentando direttamente il capitale investito nell’azienda (50 per cento). Ulteriori misure utili risultano il potenziamento del sistema di controllo finanziario (41 per cento) mentre poco più di un terzo ritiene di dover investire in formazione del personale amministrativo (35 per cento).
Un’impresa su tre (33 per cento) ritiene necessario farsi valutare per conoscere il proprio merito di credito, consapevole che questa possa essere una carta d’identità importante per presentarsi presso il sistema creditizio. Ma è assai significativo che solo il 47 per cento delle aziende coinvolte conosca il proprio rating. Addirittura, il 39 per cento non l’ha mai richiesto.
Interessante invece è che, nonostante il periodo di stagnazione economica generale il 74 per cento delle Pmi abbia registrato una crescita del fatturato dal 2003 al 2004. La maggior parte (76 per cento), poi, si rivolge ad un numero di banche tra due e quattro (solo il 3 per cento ha come riferimento un singolo istituto), soprattutto per ottenere il servizio migliore. E’ proprio questa, infatti, la richiesta principale (70 per cento), piuttosto che costi minori del denaro (35 per cento).
Il 93 per cento fornisce periodicamente i bilanci, ma anche i propri progetti per il futuro. Solo il 31 per cento possiede le competenze interne per risolvere eventuali problemi nella gestione finanziaria e per il reperimento delle risorse. Il 36 per cento si affida al proprio commercialista per avere consulenze in materie finanziarie ed 40 per cento utilizza con una certa continuità i servizi offerti dai Confidi. Al contrario, il 36 per cento non ha fatto mai ricorso ad un consorzio fidi per un credito garantito, anche se il 96 per cento lo ritiene una servizio utile o molto utile.
Il Denaro, Pietro Falco
|