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"Ue: L’ingresso di Bulgaria e Romania favorirà gli affari con l’Italia
Con una popolazione di 7,7 e 21,7 milioni di persone rispettivamente, Bulgaria e Romania entrano in Europa facendo salire a 27 i paesi membri dell’Unione, portandosi in dote economie in robusta crescita, che già nel 2005 sono state in grado di realizzare un Pil complessivamente superiore ai 105 miliardi di euro, ossia poco più del 3,85% rispetto agli oltre 2.751 miliardi di euro toccati dal reddito lordo nazionale della Ue a 25 paesi alla fine dello scorso anno. Percepite fino a pochi anni fa come potenziali concorrenti delle industrie italiane, i due Paesi si sono rivelati in grado di attrarre capitali, in buona parte del Nord Est nel caso dell’Italia, pronti a sfruttare il basso costo del lavoro e il favorevole quadro fiscale ma anche aziende interessate a posizionarsi per tempo su mercati emergenti le cui economie crescono a ritmi attorno al 4%-5% annui, tripli o quadrupli del tasso di crescita medio europeo ed italiano.
A scorrere le classifiche dell’interscambio commerciale con l’Italia, ad esempio, si nota come i settori più importanti siano, nel caso della Bulgaria (che vede l’Italia quale primo mercato di esportazione) quelli dei metalli, del tessile, dell’abbigliamento, delle calzature, dei prodotti energetici e di quelli chimici, oltre che della meccanica, dell’Ict e strumenti di precisione e degli autoveicoli. Poche le differenze anche nel caso della Romania, importante sbocco a Est per molte piccole e medie imprese italiane (tanto che l’Italia è il primo Paese per interscambi commerciali e per insediamenti produttivi in Romania), con scambi particolarmente attivi e crescenti nel campo dell’abbigliamento, delle calzature, dei metalli, degli apparecchi per uso domestico e dei mobili.
Quanto ai timori che l’apertura delle dogane potesse favorire una sorta di “invasione” di bulgari e rumeni in cerca di lavoro in Italia e in generale nella Ue, il precedente allargamento della Ue verso Est del 2004 (quando entrarono a far parte dell’Unione dei Quindici anche Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, oltre a Malta e Cipro) sembra rassicurante, visto che ci si può attendere un incremento anche significativo di arrivi dei nuovi cittadini comunitari ma difficilmente si assisteranno a vere e proprie “ondate” migratorie.
Le cifre si tireranno a fine anno, per intanto la comunità romanesca nel nostro Paese è stimata pari a poco meno di 300 mila persone (tra cui 60 mila badanti che accudiscono anziani e malati), tra le principali comunità “straniere” in Italia; nel 2004 dai dieci nuovi membri della Ue arrivarono in Italia circa 60 mila persone, salite poi ad un picco di 67 mila ingressi l’anno successivo, per il 70% stagionali che andavano a lavorare nelle regioni del Nord Est. Scanso equivoci, e per calmare i timori dei sindaci di molte grandi città come la stessa Milano, le frontiere non si spalancheranno del tutto né senza controllo, visto che il ministro degli Interni italiano, Giuliano Amato, ha firmato a Bucarest proprio in dicembre un nuovo accordo di collaborazione contro la criminalità organizzata rumena, in Italia arrivata spesso a gestire il racket della prostituzione e dello sfruttamento minorile.
Intanto tra le aziende italiane c’è già chi può brindare ad un successo, avendo per tempo investito in uno o entrambi i paesi; nella sola Romania sono registrate ben 11.000 aziende italiane, mentre un altro migliaio sono presenti in Bulgaria. I due paesi necessitano tuttora di autostrade, ponti, acquedotti e aeroporti, grandi opere pubbliche nella cui realizzazione cui puntano ad essere coinvolti i principali gruppi italiani, ma anche per il turismo si prospettano prospettive sempre più interessanti, come testimonia l’interesse crescenti per Bucarest e Sofia da parte del vettore low cost Myair.com, che ha inserito le destinazioni tra le proprie rotte rispettivamente fin dal dicembre 2004 (con l’avvio delle attività della compagnia) e dal febbraio 2007.
Luca Spoldi
Fonte: http://canali.libero.it/affaritaliani/economia/uebulgariaeromaniaaffari0201.html"
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